Io non capivo così… (1ª parte)

Viviane Freitas

  • 24
  • Mar
  • 2015

Io non capivo così… (1ª parte)

  • 24
  • Mar
  • 2015

Forse non mi credi, ma in tutti i viaggi cerco e chiedo a Dio che mi riveli qualcosa, che mi mostri che cosa vuole da me.

E in quest’anno mi sembrava di non ascoltare la Sua voce…

Capirai molto bene il motivo e individuerai il motivo per il quale, a volte, hai difficioltà di ascoltar-Lo.

Bene! … Cominciando, l’anno del 2015 non ha avuto un inizio con sorrisi e non ero meravigliata per ciò che é stato conquistato nell’anno del 2014, ma mi trovavo con i piedi saldamente per terra.

Nell’ultimo mese dell’anno scorso, a dicembre, c’é stata la Campagna di Israele, nella quale ho partecipato sapendo cosa sarebbe stato il mio sacrificio.

-“Mio Dio, che sacrificio” – Dicevo…

Sembrava che stavo donando tutti gli organi interni del mio corpo. E stavo per perderli per le mie necessità, tale era la sensazione di dolore.

Da qualche tempo, ho chiesto per la salvezza dei miei figli. Ma la mia richiesta non era mai molto sicura, perché nei miei pensieri pensavo che non avevo questo diritto. Allora per questo, ho riferito che da un po’ di tempo l’avevo già chiesto. Però a fine anno del 2013, ho iniziato davvero ad avere il desiderio e dopo una voce risuonava dentro di me, che mi diceva che se io chiedessi dovevo materializzare la mia fede attraverso questa richiesta. C’era qualcosa da fare in favore di questo, poiché dovevo entrare in contatto.
E per dire la verità, avevo molta paura di farlo, poiché non abbiamo mai avuto l’opportunità di spiegare la situazione ai miei figli, riguardo a quello che era davvero successo e avevamo già realizzato alcuni tentativi in questo senso …
Ma tutte sono state frustrate perché non c’era risposta!

Ogni tanto contattavo Vera, ma lei ignorava e questo mi faceva molto male, più di qualsiasi cosa. Però ora, davanti alla fede che possedevo, dovevo affrontare, questo sì, “affrontare” la paura e imporre la mia credenza, non permettermi di aggrapparmi a ciò che la paura mi induceva.

Alla fine dell’anno 2014, Dio mi ha chiesto Luis. Proprio nel momento che stavo “cogliendo” i miei giorni migliori. Già battezzato con lo Spirito Santo, a capire più cose di Dio rispetto all’inizio e a dedicarsi di più nell’Opera. Ed é stato in quel preciso momento del mio “raccolto”, di vederlo come uomo di Dio e a partecipare al processo del suo apprendimento, che Dio mi ha chiesto proprio lui!

Prima di presentare la busta nell’Altare, ho portato mio figlio a dormire in Chiesa con gli IBURD. Lui camminava con le stampelle, dovuta al recente intervento chirurgico al ginocchio.

Come piangevo di dolore… Come la mia anima urlava di dolore … Stavo già entrando dentro la busta. E gli ho detto: “Figlio, noi due stiamo entrando dentro questa busta. Tu ed io!!”

Ci sono stati giorni nei quali piangevo, senza controllo. In macchina, a casa e in tutti i momenti.

Proprio nel momento in cui sarei stata sua madre, per prendermi cura di lui, approfittare dell’unico privilegio che ho avuto da quando lui é venuto da me.. Lui mi viene portato via!

Bene, così é stato determinato da Dio. Quindi cosi è stato fatto!

In questo periodo … dopo che sono andata in Israele, ho saputo che doveva viaggiare in un posto che non avrei mai immaginato.

Pensa.. un luogo molto distante che non avrei mai pensato che esistessero anime? Così é andato!!! E quando l’ho saputo é stato alzato IBURD per andare in una missione … Mio Dio, non ho festeggiato, come normalmente faccio in tutto ciò che c’entra con l’Opera di Dio.

Sono rimasta in silenzio e con un dolore insopportabile nell’anima.

Tra i pensieri che mi frullavano in testa … Come: “Ora non vedrai mai più tuo figlio. E come

sarà? Chi lo sosterrà ora come un appena nato da Dio? Chi lo orienterà? …”

I miei pensieri continuavano ad essere alimentati dai sentimenti, difendendo: “Mio Dio, lui non ha nemmeno avuto diritto ad un esempio di padre e madre di Dio. Abbiamo solo 9 mesi (tempo di gravidanza) con lui. Come sarà per la vita, un esempio che abbiamo acquisito con il tempo che abbiamo vissuto con i genitori?

Fino a che un giorno, mentre facevo colazione con i miei genitori, Julio, più il Vescovo Marcelo Pires e sua moglie Marcia, non sono riuscita a contenere le lacrime… Mi sono alzata dalla tavola e sono andata a pregare in bagno, tale era la mia angoscia. Dolore dell’anima! Ho piegato le mie ginocchia e piangevo, riuscivo a malapena a parlare e a respirare, solo in mezzo all’affanno chiedevo: “Aiutami Signore! So che sono egoista. Ma ti chiedo di aiutarmi ad avere forze per consegnarTi…”

Il dolore era così grande, che in questo momento é stata la terza volta della mia vita, che ho pianto intensamente senza fiato per respirare.

Continuavo a parlare con Dio: “So che devo dare.” Tuttavia, il mio essere diceva a Dio: “Non ne voglio sapere di questo luogo! Ho sacrificato tutti i miei sogni e futuro per servirTi, e dopo tanto tempo, quando ho avuto la fede di chiedere e insistere nella richiesta, con tanto sacrificio ho conquistato e ora il Signore mi chiede mio figlio? Chiedi altri figli che sua madre ha accompagnato tutta la vita! Caspita…!”

Tuttavia, Julio é apparso, poiché sapeva che non ero forte. Ed era preoccupato, voleva sapere di me, ma quando mi ha vista nel tappeto del bagno piangendo, chiedendo forze, mi chiede: “Cosa é successo Mimiu?” E ho risposto: “Julio, é molto difficile per consegnare Luis. So che sono egoista. Ma non riesco… é oltre a quello che posso sopportare.”

Il dolore che stavo sentendo, era come se tornassi anni fa quando ho dovuto lasciare i miei figli e non avrei mai avuto loro notizia. Come lasciarlo andare via? Se ogni volta che parlavo di loro, era per esprimere ciò che non era scomparso da dentro di me. L’affetto, l’amore, la mancanza si trovavano lì nascosti. E ogni volta che parlavo era un mezzo per esporre ciò che non ha mai smesso di esistere. In tutti i posti che sono stata dopo la loro perdita, raccontavo la testimonianza di come è stata dura, ma per incredibile che sembri, piangevo sempre senza imbarazzarmi.  Le mogli di pastori, poverine, dovevano ascoltare il mio passato… Loro erano il mio unico rifugio per esprimere qualcosa che portavo dentro di me. A Julio non piaceva parlare dell’argomento, poiché aveva la ferita di sentirsi impotente davanti a quella situazione che si trovava fuori dalla sua portata.

Allora, in quel momento Julio molto semplice e senza nessun dolore disse: “Miu! E’ l’Isacco che stiamo offrendo a Dio! Non dovresti essere felice per avere ora l’Isacco nelle mani da offrire e presentare il tuo meglio?”

Tutto ciò che lui ha detto era l’opposto! Ci credi?

Non avevo nessun piacere per offrire quel sacrificio.

Quest’episodio é successo giorni prima della Retrospettiva del 2014 (27 di dicembre 2014). Giustamente la settimana che avevo molte responsabilità e dovevo stare bene per presentare un’offerta accettabile sull’altare.

E là mi trovavo io… senza nessuna condizione davanti a quello che stavo vivendo.

Fino a che ho chiesto a Dio forze. E sai cosa ho fatto? Ho iniziato a “toccare la barca”, ossia, a risolvere tutto ciò che era in sospeso. Ho smesso di dare attenzione al tempo aspettando che l’emoziona passasse, per agire. Ho preso attitudini decisive, sono stata poco tempo con i miei genitori e sono andata in chiesa, mi sono dedicata alla Retrospettiva. Ho cambiato il copione, ho rimosso le cose che non avrebbero aggiunto in niente, infine ho valutato tutto. Perché non volevo che ci fosse emozione in niente, anche davanti al dolore che stavo vivendo.

Oltre a questo, ero cosciente che dentro della busta mi trovavo sia io come anche Luis. Ma non ho smesso di concentrarmi nelle mie necessità.
Ho messo da parte ciò che sentivo e sono andata avanti, anche “ferma” dentro.

Ho fatto una preghiera, ho detto il seguente:

_”Oh, Dio” Il tuo popolo non ha colpa di ciò che sto vivendo ora. Non ha il diritto di ricevere briciole e non conoscenza. Poiché so che in tutto il Signore mi ha benedetto e mi ha permesso di avere sempre qualcosa da dire. Ma non voglio solo dire la Tua Parola, ma essere la Tua Parola nell’Altare. Perdonami! Perché Ti consegno Luis, costi quel che costi.

Non mi sentirò con il diritto o volontà, nemmeno fare ciò che la mia carne chiede. Ma Ti servirò, darò il mio meglio e il popolo non riceverà solo una parola, riceverà vita perché, in questo momento, ciò che sto vivendo é la mia più grande consegna.”

Era arrivato il giorno dell’evento e là mi trovavo io, calma, serena e tranquilla.

Tuttavia, ero a dieta e non avevo fame, non avevo voglia di mangiare e solo al guardare il cibo mi nauseavo. (Ogni volta che perdo la fame, sicuramente qualcosa non va).

Ma mi sono ricordata di Ana, che dopo essere andata al tempio e aver fatto il suo voto con Dio, lei ha mangiato. Io dovevo fare lo stesso, senza fame e anche con nausea del cibo, ho fatto così.

Ho mangiato e anche ciò che non faceva parte della dieta alimentare, non con soddisfazione ma perché non accettavo di vivere per ciò che sentivo. Dovevo mangiare. Il mio corpo tremava di debolezza e aveva bisogno di stare bene.

Ero cosciente che il popolo doveva ricevere: vita! E Dio doveva anche vedere che non stavo soddisfando la volontà del mio io, del mio sentimento. Al contrario, sono io che non voglio presentare questo sull’Altare.

La Retrospettiva 2014 a Lisbona, é stata la migliore di tutte quelle che ho già fatto. Dall’inizio fino alla fine, ho visto Dio in tutto. Lui stava sostenendo il mio corpo e anche la mia busta nelle Sue mani. Poiché era molto pesante … Tutto ciò che possedevo in quel momento.

(Continua …)

Série: Il Mio Diario

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